Retail•Gestione prodotti
5 errori comuni nei cataloghi digitali di prodotto
Un cliente entra in negozio con il telefono in mano: «Ho visto questa sul vostro catalogo, ce l'avete?». Non ce l'hai più da due mesi.
È la scena che fa capire meglio di qualsiasi statistica a cosa serve, e a cosa non serve, un catalogo digitale. Il cliente l'ha aperto, l'ha guardato, si è fidato. Poi è venuto fin da te e ha trovato un'altra cosa. Un catalogo che fa questo non è neutro: ti costa un cliente deluso, che la prossima volta controllerà altrove.
Vediamo i cinque errori che incontriamo più spesso nei cataloghi dei negozi, dal più banale al più costoso.
1. Foto piccole, scure o tutte diverse
Nel negozio il cliente tocca, gira, guarda da vicino. Nel catalogo ha solo la foto, e se la foto è una miniatura sgranata scattata sotto il neon, il prodotto sembra peggiore di com'è. Non serve uno studio fotografico: serve costanza. Stesso sfondo, stessa luce (quella della finestra va benissimo), stessa inquadratura per prodotti simili. Un catalogo con foto uniformi sembra subito più curato, anche se ogni foto da sola è semplice.
2. Prezzi che non corrispondono allo scaffale
È l'errore più pericoloso, perché trasforma il catalogo in una promessa non mantenuta. Se in cassa il prezzo è diverso da quello online, il cliente non pensa «avranno dimenticato di aggiornare». Pensa «mi vogliono fregare». Se non riesci a tenere aggiornati i prezzi, meglio un catalogo più piccolo con prezzi giusti che uno completo con prezzi vecchi.
3. Descrizioni copiate dal fornitore
«Prodotto di alta qualità realizzato con materiali selezionati». Lo dice ogni scheda di ogni fornitore, e quindi non dice niente. Il cliente vuole sapere le cose che chiederebbe a te al banco: le misure, di cosa è fatto, a chi lo consiglieresti, come si lava. Due righe scritte da chi il prodotto l'ha avuto in mano valgono più di un paragrafo di aggettivi.
4. Tutto in un'unica lista infinita
Duecento prodotti in fila, senza categorie, costringono il cliente a scorrere fino a stancarsi. Dividi per come cerca chi entra: per tipo di prodotto, per occasione (regali, novità, saldi), per fascia di prezzo se il tuo negozio lo richiede. E metti in evidenza poche cose alla volta: le novità della settimana, il prodotto che vuoi spingere, quello che sta finendo. Il resto è lì per chi lo cerca.
5. Il catalogo che nessuno aggiorna
È l'errore che contiene tutti gli altri, e nasce quasi sempre dallo stesso motivo: aggiornare è scomodo. Se per togliere un prodotto esaurito devi aspettare la sera, accendere il computer e ricordarti la password, lo farai una volta al mese. E il cliente della scena iniziale continuerà a entrare con il telefono in mano.
La soluzione non è la forza di volontà, è rendere l'aggiornamento così rapido da farlo nel momento in cui te ne accorgi. Con Fidémi, per esempio, basta un messaggio o un vocale su WhatsApp («togli la borsa blu, è finita») e il catalogo è già aggiornato: ne parliamo in questo articolo, scritto per i ristoranti ma che funziona uguale per uno scaffale.
Il test del cliente
Una volta al mese apri il tuo catalogo dal telefono come se fossi un cliente, e cammina per il negozio con il telefono in mano. Ogni prodotto che vedi online è sullo scaffale? Ogni prezzo è quello del cartellino? Ogni foto ti farebbe venire voglia di entrare? Dieci minuti, e sai esattamente cosa sistemare.
Così la prossima volta che qualcuno entra dicendo «ho visto questa sul vostro catalogo», potrai rispondere «certo, eccola».